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“Moncleir”: da Report al crollo in borsa

04 novembre 2014

Il caso del giorno si chiama Moncler: da Report al crollo in borsa, infatti, il passo è stato breve.

La nota azienda italiana produttrice di piumini è stata protagonista di un servizio televisivo impietoso. L’indagine “Siamo tutti oche”, realizzata da Sabrina Giannini, è stata mandata in onda il 2 e 3 novembre 2014 e il titolo ha avuto una perdita del 4,8%.

I problemi evidenziati dalla trasmissione RAI sono i seguenti:
– processo di prelevamento delle piume dalle oche basato sul maltrattamento degli animali;
– uso di piume sintetiche miscelate alle vere;
– limitata presenza di occasioni di lavoro in Italia e massiccia dislocazione in Europa.

Le normative europee citate dalla Giannini prevedono una raccolta annuale delle piume di oche limitata a pochi periodi l’anno e mediante la tecnica della pettinatura, che causa meno dolore agli animali.

Report ha sostenuto, invece, l’utilizzo in miscellanea anche di piume meno “costose” e di qualità inferiore, come per esempio quelle delle anatre.

Moncler, scegliendo di non partecipare alla trasmissione, dal 2 novembre è oggetto di critiche e linciaggio pesante all’interno di tutti i canali social aperti dall’azienda: da Facebook ad Instagram, da Google Plus a pinterest, l’hashtag #vergogna e #boicottiamomonclair rimbalza di commento in commento.

Le sue stesse comunicazioni rivolte ai fan e follower sono oggetto di critiche senza esclusione di colpi.

Il post pubblicato su Facebook a tema “know-how” di produzione ha mostrato il fianco ad ulteriori proteste, offendendo il pubblico italiano mediante l’indicazione della scelta di produzione in Europa per gli alti standard di conoscenza e capacità di realizzazione del piumino Moncler.

Inascoltate le repliche dell’azienda a Report, i documenti pubblicati sui social, il comunicato stampa e l’immagine di copertina creata ad hoc per sottolineare l’uso di processi di produzione fortemente rispettosi del benessere degli animali, vincoli imposti da contratto a tutti i fornitori Moncler.

Comunicare (e difendersi), in questi casi, è molto difficile ma obbligatorio.

Ci si scontra con un muro di odio e aggressività invalicabile. Per quanto la rete sia in grado di “passare oltre” dopo un certo numero di giorni, il caso montato è talmente grande, che difficilmente ci si dimenticherà di Moncler, delle oche e di Report.

Cosa potrebbe fare Moncler per rientrare della crisi?
La trasparenza potrebbe essere una strategia comunicativa vincente, in grado di agire sulla brand reputation e sull’engagement.

Trasparenza nel mostrare il processo di produzione mediante l’uso del video storytelling.
La rete, ora così pronta a linciare il brand, potrebbe rivelarsi una forte alleata se coinvolta di persona nel constatare in prima persona gli standard di qualità ed eccellenza Moncler. Così come l’azienda potrebbe cogliere l’occasione per iniziare un nuovo capitolo della sua storia introducendo e documentando modifiche atte alla salvaguardia degli animali, dei lavoratori e, non ultimo, del loro brand.

 

Coffee News by Studio Imagine

 

credits:

Report

Ansa.it